Frazioni Angone, Erbanno, Gorzone,
Montecchio.
Superficie Kmq 36,20.
Altezza
Da m 206 a m 1.893 s.m.
Abitanti (darfensi)
12.852.
Distanza da Brescia Km 54.
Prefisso
teleselettivo 030.
C.a.p. 25047.
STORIA
Il nome Darfo deriva dal tedesco «Draf» che significa villaggio. Nel 1968,
visto il grosso sviluppo dell'attività termale di Boario, il Consiglio Comunale
decise di mutarne la denominazione in quella di Darfo Boario Terme. Il nome
Boario deriva invece dall'antico «Forum Boario» mercato di buoi che si teneva
nella Piana detta di Casino Boario. Nel territorio sono state rinvenute, agli
inizi del nostro secolo, numerose incisioni rupestri risalenti al periodo
preistorico. La grande maggioranza delle rappresentazioni riporta scene di
caccia, dalle quali si deduce che i primissimi abitanti di questa zona furono
principalmente un popolo di cacciatori. Intorno al Mille, Darfo fu un importante
centro religioso. Fu circa due secoli dopo, e cioè intorno al 1200 che, cominciò
gradualmente la formazione del comune di Darfo. Come tutta la Valle Camonica,
Darfo, dopo essere stato dominio degli Svevi, degli Angioini e degli Scaligeri,
appartenne ai Visconti di Milano fino al 1427, anno in cui passò sotto la
podestà della Serenissima Repubblica di Venezia, facendone parte fino alla fine
del XVIII secolo. Nel 1797 cadde la Repubblica veneta e nel 1805 Darfo fece
parte del Regno d'Italia. Nel 1814-15 dopo il congresso di Vienna, il Comune
passò all'Austria quale parte del Regno Lombardo-Veneto.
ARTE
La città di Darfo Boario Terme, conserva in quasi tutti i suoi centri urbani,
monumenti e costruzioni di notevole interesse storico e culturale.
Campanile della Chiesa dei Santi Faustino e Giovita A Darfo. Eretta tra i secc. XVII XVIII è di architettura severa e
armoniosa.
Chiesa Parrocchiale di Darfo Decorata da
affreschi di Pietro Scoluini (1786) e Giuseppe Teosa (1790); l'oratorio conserva
un dipinto del Tintoretto.
Castello Federici Edifici
tre-quattrocenteschi con Torre.
Chiesetta di S. Martino Ha
un campanile del XIV secolo e affreschi del 1400.
Chiesa di S. Maria
del Restello Erbanno. In essa vi sono dipinti del secolo XVI dovuti al
Romanino.
Oratorio dei Morti Montecchio. Ha affreschi della
metà del XV secolo.
ECONOMIA
Fiera: il 15 febbraio.
Mercato: ogni giovedì.
Geografia Sup. Kmq 23,08; alt. da m 70 a m 92 s.m.;
frazioni: Boldeniga, Corticelle Pieve, Quinzanello; ab.(dellesi) 3.713; dist. Km
18; tel. 030; c.a.p. 25020.
Storia Dapprima feudo degli
Averoldi, fu poi tra i territori del monastero benedettino dei SS. Cosma e
Damiano.
Arte La vecchia Parrocchiale conserva tracce del
primitivo edificio romanico.
Economia Mercato: ogni
mercoledì
Credito Bergamasco Via XI Febbraio 2, tel.(030)
97.11.45.
Frazioni Lago di Garda, S.Marino della
battaglia.
Superficie Kmq 60,11.
Abitanti
(desenzanesi) 19.273.
Distanza da Brescia Km
28.
Prefisso teleselettivo 030.
C.a.p.
25015.
STORIA
Nel 1873, durante alcuni scavi effettuati sulla via per Lonato furono
rinvenuti numerosi reperti archeologia attribuiti all'età Neolitica. Le
popolazioni che abitarono nella zona erano in possesso della forma culturale
detta della «Polada», diffusa dal Veneto al Piemonte. Tutto il materiale
ottenuto venne raccolto nel Museo Preistorico Rambotti di Desenzano, ma fu
successivamente trasferito nel Museo Etnografico di Roma. In epoca romana
Desenzano fu ricercato soggiorno dei ricchi, che vi edificarono ville e templi.
Pare anzi che dal nome di nobile romano, un certo «Decentium», sia derivata
l'attuale denominazione del centro. Teatro di una vittoria sui Goti (269), fu
invasa dagli Ungheri e donata nell'879 da Carlo Magno ai monaci di San Zeno di
Verona. Conobbe un periodo di splendore come feudo del conte Ugone e passò, nel
1426, sotto la Repubblica di Venezia. Quando Venezia cadde ad opera di
Napoleone, fu aggregata a Brescia, di cui seguì le sorti e della cui provincia
fa parte tuttora. Il periodo veneto ebbe grande importanza per lo sviluppo di
Desenzano che, con lo storico mercato del martedì, «reputato il più famoso
d'Italia», acquistò rinomanza e ricchezza. Già nel secolo XVI, infatti, proprio
grazie al mercato esso aveva «assai osterie comodissime, atte ad albergar
ciascuna da per sé qualunque gran principe».
ARTE
Villa Romana Vi si accede da via Scavi Romani. È decorata
con 240 mq. di mosaici policromi che per fattura e colori non sono inferiori a
quelli pompeiani. Eretta nel IV secolo sui ruderi di una villa del I secolo
d.C., fu ritrovata nel 1921 e costituisce uno dei migliori esempi di
architettura romana nella Valle Padana. Si entra nel peristilio, pavimentato a
mosaici con ornamentazioni geometriche (quadrati, rombi, intrecci, nodi di
Salomone ecc.); a destra si apre una sala ottagonale pure con pavimento musivo a
motivi romboidali intrecciati. A sinistra si trovano quattro ambienti con
impianto di riscaldamento: due rettangolari di cui uno mosaicato, un bagno e un
altro ambiente a croce con il ritratto del proprietario o del Buon Pastore. Di
fronte a sinistra c'è un cubicolo, in parte riscaldato, con Amorini, Primavera e
Autunno; al centro un atrio con scena di pesca introduce in una «sala trichora»
la cui parte centrale è decorata a quadrati e ottagoni con Amorini e Animali in
corsa vivacemente policromi ma in parte guasti; le absidi, sulle quali, a
sinistra, sono visibili avanzi di mosaico bianco e nero della villa precedente,
sono decorate a motivi geometrici. Si accede poi a uno spiazzo erboso chiuso nel
fondo da un ninfeo; a sinistra si trova un'auletta, con protome di pantera nel
mosaico del pavimento, dalla quale, a sinistra si passa in un ambiente esagonale
e, a destra, in uno ottagonale con mosaici geometrici e racemi stilizzati
disposti a spicchi. A nord della villa è in corso di scavo una basilica forse
paleocristiana, con annessi ambienti del IV secolo.
Castello
Conserva solo in parte l'imponenza che ebbe nei secoli. Eretto nel X
secolo sui ruderi di un fortilizio romano, perdette col tempo la sua
caratteristica difensiva arrivando addirittura ad ospitare abitazioni
civili.
Chiesa parrocchiale Dedicata a Santa Maria
Maddalena, fu costruita nel 1480 e rifatta nel 1586 su progetto dell'architetto
Todeschini. La paia d'altare della cappella del Santissimo è opera di Giovan
Battista Tiepolo e raffigura «L'ultima cena». Vi si trovano inoltre tele di
Paolo Veronese, del Celesti, del Brusasorci e di altri artisti insigni. Nella
sacrestia si trova un ritratto di Sant'Angela Merici (nata a Desenzano nel 1470
circa e santificata nel 1807),opera forse di Alessandro Bonvicino, detto il
Moretto, il più illustre pittore bresciano di scuola veneta.
Palazzo
Municipale e del Provveditore Progettati nella seconda metà del '500
dall'architetto Todeschini, sono situati in piazza Malvezzi, in cui si erge la
statua di Sant'Angela Merici, opera del bresciano Calegari.
Monumento alla Scuola d'Alta Velocità Situato in
piazza Matteotti, è opera dello scultore Quaglino e dell'architetto Bordignon.